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Le polveri sottili sono la più eterogenea fra le categorie di inquinanti. Dal punto di vista dei loro effetti sulla salute, possono essere raggruppate in modo abbastanza efficace in base alle dimensioni. Al diminuire della loro dimensione, aumenta la probabilità che possano raggiungere le diramazioni più fini dell’apparato respiratorio, gli alveoli ed infine il sangue. Le polveri sottili più conosciute sono le PM10 e le PM2,5. PM= Particulate Matter ed il numero a lato ne indica il diametro in micron (= un milionesimo di metro). Per facilitare la comprensione si sappia che un capello ha un diametro di 60 micron 

PM10 penetrano da naso e bocca e arrivano a faringe e laringe

PM2,5 giungono alle diramazioni fini dei bronchi

PM0,1 tale frazione ultrafine (nanoparticelle) possono giungere agli alveoli polmonari ed al sangue

Dal punto di vista chimico le molecole e gli elementi che compongono le polveri sono molto diversi fra loro. Ad esempio i nitrati, i solfati e l’ammonio costituiscono una frazione consistente della massa del PM2,5. Nitrati e solfati sono il risultato dell’ossidazione degli ossidi di azoto (NOx) e del biossido di zolfo (SO2) prodotti nei processi di combustione. L’ammonio si forma dall’ammoniaca utilizzata nelle attività agricole e zootecniche. Un’altra parte consistente delle polveri è costituita da molecole contenenti carbonio, prodotte per lo più dal traffico, riscaldamento, industrie e combustione di biomasse. Una piccola frazione è composta dai metalli. Negli ultimi anni desta molta preoccupazione la componente ultrafine ed in particolare le sostanze emesse dai veicoli diesel. Si parla in questo caso del “black carbon“: composto da atomi singoli o catene di carbonio con capacità di attrarre e aggregare una grande varietà di molecole tossiche e di veicolarle nell’organismo.

Fonte: “Cambiamo Aria di M. Mannucci – M. Fronte 2017”

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